Nato a Spoleto, Ugo Panella inizia la carriera di fotogiornalista documentando i conflitti del Centro America alla fine degli anni ’70 e, in particolare, la guerra civile in Nicaragua e più tardi, quella in Salvador. Proprio in questo Paese ha realizzato un reportage, in collaborazione con UNHCR, sugli atti di pace e la deposizione delle armi da parte del gruppo guerrigliero ”Farabundo Marti” alla fine degli anni ’80, atti che ponevano fine ad un decennio di massacri.
La passione per la fotografia di denuncia e impegno civile, lo ha portato in tanti luoghi del mondo dove la vita quotidiana è fatta di violenze, senza alcun rispetto per la dignità umana. Ha raccontato la vita negli slums di Nairobi; la fatica di migliaia di uomini che con la forza delle braccia e per pochi dollari al giorno, smantellano le navi da cargo in disuso, nel porto di Chittagong, nel golfo del Bengala; lla vita di un cimitero del Cairo, abitato da un milione di senzatetto, che hanno fatto delle tombe la loro casa. Nel 1999, in collaborazione con Renata Pisu, inviata esteri di Repubblica, ha realizzato un lungo reportage in Bangladesh sulla condizione di migliaia di ragazze sfigurate dall’acido solforico perché hanno rifiutato le “avances” di uomini violenti.
Questo lavoro, in particolare, è stato pubblicato dalle maggiori testate internazionali e portato all’attenzione del mondo un problema del tutto ignorato fuori dal Paese d’origine. Questo ha attivato una lunga rete di aiuti e solidarietà che ancora oggi rimane attiva.
Il suo lavoro lo ha portato in Albania, Centro e Sud America, in particolare in Argentina dove ha realizzato reportages per D” Repubblica delle donne” sull’emergenza economica, gli scioperi e sui “cartoneros”. Inoltre, India, Sri Lanka, Filippine, Sulawesi, Cipro, Palestina, Oman, Somalia, Etiopia, Sud Africa, Kenya, Afganistan, Iraq, Sierra Leone, in Africa Equatoriale e nei paesi più segnati dalle emigrazioni forzate, Mali, Gambia e Nigeria.